Nonostante una campagna subdola e strisciante in TV contro il referendum sul nucleare. Per dare un’immagine rassicurante di esso, si é evitato di invitare a discuterne i tecnici più qualificati, come il fisico C. Rubbia, e hanno chiamato personaggi, anche presentabili, esperti però in campi molto differenti dalla fisica nucleare, come l’oncologo U. Veronesi: personalità di prestigio, ma non qualificati in questo campo, la cui fondazione riceve cospicue sovvenzioni da Enel – ente che spinge pesantemente per il ritorno al Nucleare. Ci sono poi personaggi, dall’etica a dir poco discutibile, disposti ad affermare le cose più incredibili. Il 23 marzo scorso l’on. G. Stracquadanio su Rainews24 sosteneva che non c’è alcuna difficoltà a smaltire le scorie nucleari perché "… sappiamo come si fa: si vetrificano e s’inertizzano. Quello che non sappiamo è invece come smaltire i pannelli solari, che rischiano di creare discariche, che inquinano anche più delle scorie nucleari!". Affermazioni completamente prive di fondamento: la vetrificazione e lo stoccaggio in bidoni, con cemento e piombo, è una soluzione temporanea che permette di manipolare le scorie in relativa sicurezza, in attesa di trovare il sito di stoccaggio adeguato (che non si trova mai). Tale innertizzazione in pochi anni perde la sua efficacia e la radiazione si libera.
È vero che molti si chiedono cosa succederà tra vent’anni, esaurito il Conto Energia, quando qualcuno non avrà più interesse a tenere l’impianto fotovoltaico. Come avverrà lo smaltimento dei pannelli? Prima considerazione: 1) perché si dovrebbe smaltire un impianto dopo 20 anni, visto che i pannelli sono garantiti per 25 anni. 2) Allo scadere degli incentivi, l’impianto continuerà a produrre chilowattora gratis. 3) Prove di laboratorio hanno già verificato che il pannello può durare fino a 80 anni, ma poiché esistono da molto meno non abbiamo il dato storico a dimostrarlo, anche se a Nord delle Alpi ci sono pannelli che lavorano ancora dopo 30 anni. Il problema potrebbe essere che nel frattempo la tecnologia ha prodotto apparecchi più efficienti e si valuta di cambiare il tipo d’impianto. In questo caso quali problemi può creare lo smaltimento? Per rispondere seriamente, bisogna considerare da cosa sono composti i pannelli fotovoltaici. Il principale composto è il silicio, elemento chimico che ci circonda quotidianamente. È il secondo elemento per abbondanza nella crosta terrestre. Si trova nella maggior parte delle rocce (quarzo, argille, graniti) ed è il componente principale di vetro (quello di bicchieri e finestre), cemento, ceramica, silicone e dei semiconduttori. È contenuto in tutti i nostri apparecchi d’uso quotidiano (orologi, computer, cellulari…) e il suo smaltimento avviene come per le schede dei computer o dei circuiti stampati. Non è tossico; è relativamente inerte, tant’è che non reagisce neppure con la maggior parte degli acidi (solo con il fluoridrico) … non è come l’eternit!
Il pannello è rivestito da una lastra di vetro temperato, che si smaltisce come il cristallo delle automobili; è rifinito dai profili metallici, quindi riciclabili. Lo strato di EVA (Etil Vinil Acetato) che lo ricopre, si smaltisce come le tovaglie impermeabili domestiche. Cavi e scatole di giunzione sono usati anche in edilizia e si smaltiscono allo stesso modo. C’è un problema solo se i pannelli contengono telloruro di cadmio, una sostanza tossica e notevolmente inquinante, quando si deve smaltire. In Germania le aziende che realizzano questo pannello s’impegnano anche al relativo smaltimento, che avverrà almeno tra 20 anni. Si può sempre scegliere di acquistare pannelli senza telloruro di cadmio.
In ogni caso, lo stesso settore fotovoltaico ha già creato dal 2007 il consorzio PV CYCLE per il riciclaggio. In Germania si sta realizzando un impianto di smaltimento, capace di recuperare il 90% dei materiali. Almeno il 70% dei produttori europei ha già aderito al consorzio, finanziandone il programma. In Italia c’è almeno una società che si occupa di ciò.
Altra considerazione: probabilmente fra qualche anno, con il progredire delle tecnologie solari, si creerà un mercato dell’usato ed i pannelli utilizzati per molti anni in Italia saranno venduti a paesi ed a mercati meno ricchi.
Infine, ho già visto, tavoli e complementi d’arredo realizzati riutilizzando le celle fotovoltaiche chiuse in lastre di vetro o policarbonato, mostrati anche per far capire che si tratta di materiali innocui … di pregevole design, io li commercializzerei!
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